La visione di Dio si dice provvidenza


Signore, invero tu sei presente a tutti e a ciascuno, così come a tutti e a ciascuno è presente l'essere, senza il quale nessuna cosa può esistere. E in effetti, tu, che sei l'essere assoluto di tutte le cose sei presente ad ognuna di esse, come se non ti prendessi cura di nessun'altra. E per questo non vi è nessuna cosa che non preferisca il proprio essere a quello di tutte le altre e il proprio modo di essere a tutti i modi di essere delle altre. Ed ogni cosa difende a tal punto il proprio essere che sarebbe disposta a lasciar corrompere l'essere di tutte le altre piuttosto che il proprio. Tu, infatti, Signore, guardi ad ogni cosa che esiste in un modo tale che per cui tutte le altre cose non possono non pensare che tu abbia cura solo per quella cosa, per farla esistere, cioè, nel modo migliore possibile, e che tutte le altre cose esistano solo a questo scopo, ossia per far sì che quella creatura alla quale tu rivolgi il tuo sguardo esista nel modo migliore. E tu, Signore, non mi permetti mai neppure di immaginare che tu ami qualche altra cosa più di me, perché soltanto me il tuo sguardo non abbandona.
E dal momento che dove si posa il tuo occhio, lì è presente il tuo amore, io sento che tu mi ami, perché i tuoi occhi sono sempre fissi su di me, tuo povero servo. Signore, il tuo vedere è amare, e come il tuo sguardo mi guarda con tanta attenzione che non si distoglie mai da me, così fa il tuo amore. E poiché il tuo amore è sempre con me, e il tuo amore, o Signore, non è altro da te che mi ami, tu, allora, o Signore, sei sempre con me. Non mi abbandoni, o Signore, mi proteggi ovunque, perché ti prendi cura di me con la massima premura. Il tuo essere, Signore, non abbandona il mio essere. In tanto io sono, infatti, in quanto tu sei con me. E dato che il tuo vedere è il tuo essere, io sono per il fatto che tu mi guardi. E se distogliessi da me il tuo volto, non sussisterei più. Ma io so che il tuo sguardo è quella bontà massima che non può non comunicare se stessa a tutto ciò che è in grado di riceverla. Tu, pertanto, non potrai mai abbandonarmi finché io sarò capace di accoglierti. Spetta a me, dunque, per quanto mi è possibile, rendermi sempre più capace di accoglierti. So, d'altra parte, che la capacità che assicura l'unione consiste solamente nella somiglianza, mentre l'incapacità dipende dalla dissomiglianza. Se, pertanto, mi sarò reso simile in ogni modo possibile alla tua bontà, allora sarò anche capace di accogliere la verità, conformemente al grado di somiglianza che avrò raggiunto.
Mi hai dato l'essere, Signore, e un essere tale che può rendersi sempre più capace di accogliere la tua grazia e la tua bontà. E questa facoltà che ho da te, in virtù della quale posseggo un'immagine viva della forza della tua onnipotenza, è la volontà libera, con la quale posso ampliare o restringere la capacità di accogliere la tua grazia. E la amplio rendendomi conforme a te, quando mi sforzo di essere buono perché tu sei buono, giusto perché tu sei giusto, misericordioso perché tu sei misericordioso; quando ogni mio sforzo non è rivolto che a te, perché ogni tuo sforzo è rivolto a me, quando guardo con la massima attenzione soltanto a te, senza distogliere mai da te gli occhi della mia mente, perché tu mi abbracci con uno sguardo continuo, quando rivolgo il mio amore soltanto verso di te, perché tu, che sei carità, sei rivolto soltanto verso di me.
E che cos'è, Signore, la mia vita se non quell'abbraccio con il quale la dolcezza del tuo amore mi abbraccia tanto amorosamente? E se amo in modo supremo la mia vita è perché tu sei la dolcezza della mia vita.

(tratto da: Niccolò Cusano, Trattato sulla visione di Dio, IV 9-11. 



L'opera è contenuta nel bellissimo libro curato da Enrico Peroli, "Niccolò Cusano, Opere filosofiche, teologiche e matematiche, Giunti-Bompiani, Firenze-Milano 2017")